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Come gestire una successione oltre il confine italiano

Spiegato dall’avvocato Iacopo Maria Pitorri

Allorquando venga a mancare un proprio familiare, e si diventi, quindi, erede dello stesso, in genere si affida la successione al tribunale dell’ultimo paese dell’Unione Europea in cui il defunto ha vissuto, ovvero ad un notaio di qualsiasi paese dell’UE.

Nella maggior parte dei casi, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si applica il diritto nazionale dell’ultimo paese dell’UE in cui il defunto ha vissuto, a meno che il defunto non abbia effettuato una scelta della legge applicabile, per far sì che alla successione si applichi la legislazione del paese di cui ha la cittadinanza.

Il principio è, quindi, che se la successione deve essere risolta da un giudice, gli eredi sono generalmente tenuti a rivolgersi a un tribunale del paese dell’UE, in cui il defunto ha vissuto da ultimo. Se, però, il defunto ha scelto che alla successione si applichi la legislazione del paese di cui ha la cittadinanza, e si tratta di un paese dell’UE, gli eredi e le altre parti interessate possono scegliere di rivolgersi ad un tribunale di tale paese dell’UE.

Tutti gli interessati, sottolinea l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, debbono convenire sulla scelta del tribunale.

Il diritto nazionale applicabile alla successione potrebbe consentire agli eredi di dichiarare davanti a un giudice l’accettazione, o il rifiuto, dell’eredità. In virtù della normativa UE, questa dichiarazione può avere luogo davanti ad un tribunale del paese dell’UE in cui si vive, anche se quello che si sta occupando della successione si trova in un altro paese dell’UE.

Una sentenza in materia di eredità, emessa in un paese dell’UE, sarà riconosciuta negli altri paesi dell’UE senza alcuna procedura particolare. Qualora la parte residente in un altro paese dell’UE, tuttavia, non osservi volontariamente la sentenza, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si può chiedere che questa venga dichiarata esecutiva per consentire l’intervento delle autorità, ovvero di un ufficiale giudiziario. La parte avversa può presentare appello contro il riconoscimento, o l’esecutività della sentenza, per diverse ragioni. La sentenza, ad esempio, può essere palesemente incompatibile con l’ordine pubblico del paese dell’UE, in cui dovrebbe essere riconosciuta e resa esecutiva (ad esempio perché è discriminatoria). Può, invece, accadere, che la sentenza contraddica precedenti sentenze del paese dell’UE, in cui dovrebbe essere riconosciuta e resa esecutiva. Ulteriormente può succedere che i soggetti coinvolti nel procedimento non hanno avuto la possibilità di preparare la loro difesa.

Le sentenze emesse dai tribunali danesi, irlandesi e britannici, sottolinea l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, non sono soggette a queste norme semplificate, quando devono essere riconosciute o rese esecutive in un altro paese dell’UE.

                                                                  

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri