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La successione a causa di morte

Spiegata dall’avvocato Iacopo maria pitorri

Le regole della successione a causa di morte disciplinano il passaggio del patrimonio, oltre alla continuazione di tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, dal defunto ai suoi eredi.

Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, generalmente, la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto.

Secondo la legislazione italiana, quando una persona decede, è necessario ed opportuno accertare se la successione di cui si tratta sarà regolata dalla legge (successione legittima: si ha quando il defunto non ha lasciato testamento e gli eredi sono individuati dalla legge), ovvero da un testamento (successione testamentaria: si ha quando il testatore ha voluto regolare la propria successione secondo la sua volontà, ma con le modalità ed i limiti previsti dalla legge).Nel caso in cui il testatore non abbia disposto di tutti i suoi beni con testamento, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, la sua successione sarà regolata dalle norme sulla successione legittima per i beni di cui non ha disposto.Secondo le norme sulla successione legittima, sottolinea l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, sono eredi legittimi, innanzitutto, il coniuge del defunto ed i parenti fino al sesto grado; in mancanza, l’eredità si devolve allo Stato. In assenza del coniuge, alla morte del defunto, succedono solo i figli legittimi (figli concepiti da genitori uniti dal vincolo del matrimonio), naturali (figli concepiti da genitori tra loro non uniti in matrimonio), legittimati (figli nati fuori del matrimonio, ai quali viene attribuita la qualità di figli legittimi mediante susseguente matrimonio dei genitori o per provvedimento del giudice) e adottivi. Se, invece, sopravvivono al defunto il coniuge ed un solo figlio, legittimo o naturale, ad entrambi spetta la metà del patrimonio ereditario. In caso di più figli, il coniuge ha diritto ad un terzo dell’eredità, ed i restanti due terzi spettano ai figli in parti uguali tra loro.

Qualora il defunto non abbia lasciato in vita figli, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, la legge prevede che a succedere siano, in mancanza del coniuge, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, da soli o in concorso tra loro.

Qualora vi sia, quale superstite, il coniuge, in mancanza di figli, al defunto succederà lo stesso coniuge per la quota dei due terzi del patrimonio ereditario, se egli concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche unilaterali (sono unilaterali i fratelli e le sorelle figli di uno solo dei genitori. Sono germani, invece, i fratelli e le sorelle figli di entrambi i genitori) , o con gli uni e con gli altri. Spetterà, quindi, l’intera eredità al coniuge, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, soltanto laddove manchino figli legittimi o naturali, ascendenti, nonché fratelli o sorelle.

Al soggetto che muore senza lasciare né figli, né genitori o altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, succedono i parenti prossimi, senza distinzione di linea,

e comunque non oltre il sesto grado.

Le norme in materia di successione legittima prevedono inoltre specifiche disposizioni riguardo alla successione dei fratelli e sorelle unilaterali, adottati, figli naturali non riconoscibili, coniuge putativo e separato.

In via residuale, qualora manchino tutte le categorie dei soggetti elencati, l’eredità è

devoluta allo Stato.

Le norme di devoluzione dell’eredità agli eredi legittimi prevedono la successione

dei parenti in linea retta ed in linea collaterale, nonché il grado della parentela. Questa consiste nel vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite. Sono parenti in linea retta le persone di cui l’una discende dall’altra (padre e figlio), in linea collaterale, quelle che, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra (fratello e sorella).

Per ciò che concerne il grado della parentela, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, i parenti più prossimi al defunto escludono i parenti di grado più remoto; i parenti di pari grado ricevono in parti uguali tra loro, anche se, a volte, risultano esserci delle eccezioni.

Al fine di individuare le norme regolatrici della successione è necessario, innanzitutto, verificare se il defunto ha redatto un testamento. Si tratta di un atto revocabile, con il quale si dispone, per il tempo in cui un soggetto avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. Tale atto avrà efficacia solo dal momento della morte del testatore. La legge consente che in un testamento possano essere contenute disposizioni di carattere patrimoniale e non patrimoniale.

Le disposizioni testamentarie, quindi, possono essere a titolo universale (eredità)

ed a titolo particolare (legato). Le prime comprendono l’universalità, o una quota dei beni del testatore ed attribuiscono al destinatario delle stesse la qualità di erede. Le seconde, invero, comprendono uno a più beni o diritti determinati ed attribuiscono la qualità di legatario.

Il diritto delle successioni prevede le forme del testamento olografo e del testamento per atto di notaio (testamento pubblico e testamento segreto).

Il testamento olografo, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri,  è scritto per intero, datato e sottoscritto a penna dal testatore. La sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni testamentarie; la data deve contenere l’indicazione del giorno, mese e anno.

Il testamento pubblico, invece, è ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni. Le

volontà del testatore vengono da lui dichiarate al notaio che, sempre alla presenza dei due testimoni, le riporta per iscritto e ne dà successivamente lettura al testatore. Specifiche norme sono, poi, dettate per l’eventualità che il testatore non sia in grado di sottoscrivere il testamento pubblico, o lo possa fare solo con grave difficoltà (nonché qualora il testatore sia muto, sordo o sordomuto).

Trattando tematiche inerenti gli stranieri, l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri spiega che il testamento internazionale, è il documento contenente le volontà del testatore e consegnato al notaio il quale, alla presenza di due testimoni, riceve l’atto contestualmente alla dichiarazione resa dal testatore che il documento stesso rappresenta, oltre alle disposizioni in esso contenute. La Legge 29 novembre 1990 n. 387 ha ratificato la Convenzione di Washington del 26 ottobre 1973, prevedendo, in tal modo, la suddetta forma come unica ammissibile per la formazione del testamento internazionale in Italia. Il testamento internazionale può essere redatto da uno straniero nel territorio italiano, o da un cittadino italiano all’estero. Ne deriva che, in questo ultimo caso, qualora lo stato estero in cui il testatore ha formato il testamento internazionale abbia ratificato la Convenzione citata, saranno le norme dello stesso Stato a prevederne le relative formalità). Quindi, se il documento è redatto nelle forme previste dalla Convenzione, esso è valido. Bisogna solo verificare, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, solo se lo Stato in cui è stato formato abbia, o meno, ratificato la predetta Convenzione.

La disciplina italiana di diritto internazionale privato, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, individua espressamente, nelle ipotesi in cui si presentino fattispecie con elementi di transnazionalità, la legge applicabile alla successione mortis causa. In particolare, la normativa interna regola la materia, ai sensi dell’art. 46 della L. 152/1995, prevalentemente attraverso il criterio della nazionalità (cittadinanza) del de cuius, per cui la legge applicabile ad una successione viene, di regola, individuata in quella nazionale del de cuius al momento della morte.  L’art. 46, al comma 2, prevede inoltre la possibilità per il testatore di derogare al criterio di collegamento della nazionalità, attribuendo la facoltà a quest’ultimo di sottoporre la successione alla legge dello Stato in cui risiede al momento della morte (ciò tramite una dichiarazione espressa nella forma testamentaria). Tale facoltà, fa sapere l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è certamente attenuata nell’ipotesi di successione di un cittadino italiano, in quanto la scelta espressa della legge del luogo di residenza non può comunque pregiudicare i diritti degli eredi legittimari, residenti in Italia al momento della morte della persona della cui successione si tratta.

E’ bene evidenziare, tuttavia, che, dal 17 agosto 2015, è entrato in vigore il Regolamento UE n. 650/2012, il quale incide sensibilmente sulla disciplina italiana interna di diritto internazionale privato in materia successoria, atteso che introduce un nuovo criterio generale di collegamento che, di fatto, sostituisce quello interno basato sulla nazionalità del de cuius. Considerata la valenza erga omnes (vale a dire nei confronti di tutti) delle norme previste nel succitato Regolamento, infatti, le stesse vengono applicate con prevalenza rispetto alle corrispondenti regole italiane, che andranno conseguentemente disapplicate dai giudici.

Al fine di identificare la legge applicabile alla successione, nonché la giurisdizione competente, il Regolamento UE n. 650/2012 impiega il criterio generale della residenza abituale del defunto, al momento della morte. Di regola, pertanto, la successione aperta in Italia verrà regolata dalla legge dello Stato in cui lo stesso ha stabilito la propria residenza abituale.

L’art. 22 del citato Regolamento, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, permette, inoltre, al de cuius di esprimere una scelta, in forma espressa, sulla legge applicabile alla propria successione, consentendogli di optare per l’applicazione della legge nazionale, in luogo della legge dello Stato di residenza abituale. Tale facoltà appare particolarmente utile per coloro che, pur avendo la residenza abituale in uno Stato straniero, hanno legami significativi con il paese di origine, in quanto detengono in tale paese la maggior parte dei propri beni mobili e immobili. Basti pensare, invero, che la normativa italiana non consente al de cuius, nei casi in cui i beni ereditari siano situati in paesi diversi, la scissione della lex successionis tra più leggi, giacché la stessa è improntata al principio di universalità ed unicità della successione, per cui la legge applicabile alla successione risulterà sempre quella di un solo Stato.

Per la formulazione della scelta a favore del criterio della cittadinanza, l’art. 22 del Regolamento ritiene necessaria e sufficiente la dichiarazione di volontà unilaterale del de cuius espressa nella forma testamentaria, per cui appare senz’altro opportuno, per un cittadino straniero, specificare in sede testamentaria la legge che egli intenda applicare alla propria successione, scegliendo tra quella dello Stato in cui lo stesso ha stabilito la residenza abituale e quella nazionale. In mancanza di una volontà espressa, ai sensi del Regolamento UE n. 650/2012, dovrà, invero, ritenersi applicabile la legge dello stato di residenza abituale del de cuius, circostanza che può determinare numerosi problemi pratici nei casi in cui la massa ereditaria sia situata prevalentemente nel territorio di un altro Stato.

                                                                  

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri